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Con l’avanzare dell’età demografica nelle nazioni occidentali si assiste ad un incremento della prevalenza di malattie cronico-degenerative, tra cui quelle che incidono sul sistema neuro-cognitivo. Una delle più conosciute è il morbo di Alzheimer, che colpisce per lo più gli over 65 ed è caratterizzata da una progressiva neuro-degenerazione. Ad ogni modo il rischio di demenza o di Alzheimer tardivo è fortemente legato allo stile di vita ed in questo breve articolo andremo a scoprirne alcuni fattori implicati. Cominciamo dagli effetti del cortisolo.

Ormoni e cervello

Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, che segue un ritmo circadiano con livelli normalmente più alti al mattino e minimi alla sera. Questo ormone è sintetizzato in seguito a qualsiasi evento potenzialmente pericoloso per l’organismo (o ritenuto tale) come per esempio di fronte a pericoli reali o presunti, al digiuno prolungato, all’attività fisica intensa ed a situazioni stressogene. E’ stato scoperto che l’ippocampo, una zona del cervello importante per la memoria, è molto responsivo alle concentrazioni di cortisolo, DHEA-S ed altri ormoni che ne regolano la plasticità neuronale evidenziando un possibile collegamento tra gli squilibri ormonali ed i disturbi cognitivi.

In particolare un rilascio di cortisolo sregolato può abbassare da una parte la sintesi delle molecole neurotrofiche ed inibire dall’altra i processi di riparazione neuronale. E’ stato, inoltre, osservato che un rilascio cronico di cortisolo sia di giorno che di notte è associato ad un minor volume dell’ippocampo ed i suoi livelli sembrano essere un buon indice del rischio di decadimento cognitivo, accelerando la progressione della demenza. Come se non bastasse un’alterazione dei livelli di cortisolo sono correlati ai disturbi del sonno, a loro volta associati ad un maggior rischio di demenza ed Alzheimer.

Il problemi del sonno

I disturbi del sonno sembrano svolgere un ruolo rilevante nello sviluppo dell’Alzheimer, soprattutto per quanto riguarda l’insonnia cronica e l’apnea ostruttiva notturna, che causa un minor rilascio di ossigeno e perciò ipossia, la quale a sua volta determina un’alterazione dell’attività del sistema nervoso autonomo, dello stress ossidativo e dell’infiammazione agevolando i processi neurodegenerativi.

Oltre a ciò è stata scoperta recentemente l’esistenza nel cervello del sistema glinfatico, una sorta di rete linfatica nel sistema nervoso centrale che assicura alle cellule nervose fattori metabolici, ormonali ed infiammatori e le ripulisce dai prodotti di scarto neurotossici. Ebbene, l’attività di questo sistema è ben più attiva proprio mentre dormiamo. Si ipotizza che i disturbi del sonno possano compromettere il normale funzionamento di questo circuito e, di fatto, contribuire all’accumulo dei depositi proteici tipici dell’Alzheimer.

Per di più, tenendo in considerazione che il sonno REM influenza il consolidamento e l’integrazione dei ricordi nell’ippocampo, le persone che soffrono di insonnia persistente mostrano un’atrofia dell’ippocampo e sono maggiormente a rischio di declino cognitivo. Infine anche una sola notte carente di sonno potrebbe alterare il ritmo circadiano di rilascio del cortisolo, con tutti gli effetti sopracitati.

Stile di vita e dieta

Un altro pilastro dello stile di vita per la prevenzione neurocognitiva è sicuramente è l’alimentazione. A riguardo l’evidenza scientifica mostra che negli anziani l’aderenza ad uno stile alimentare mediterraneo, che è caratterizzato da un consumo prevalente di vegetali con una bassa percentuale di alimenti processati, latticini e carne rossa, può rallentare il declino cognitivo, ridurre i parametri infiammatori e quelli relativi allo stress ossidativo, i quali sono implicati nella neuro-degenerazione. D’altra parte un alto consumo di grassi sembra coinvolto nel peggioramento dei meccanismi neuronali deputati al consolidamento della memoria, mentre l’apporto di numerose sostanze di origine vegetale esercitano effetti neuroprotettivi. Non da ultimo le diete iperproteiche o quelle ricche di grassi, ma povere di vegetali possono alterare il profilo diurno del cortisolo e favorire una condizione di acidosi metabolica. Senza dimenticare che l’alterazione del cortisolo è spesso accompagnata da disinibizioni alimentari.

Sintesi e contatti

Concludendo l’evidenza scientifica supporta fermamente che uno stile di vita corretto rappresenta un pilastro imprescindibile della prevenzione e ciò vale anche per i disturbi cognitivi. Ciò vuol dire coltivare un’attenzione consapevole all’alimentazione, al movimento attivo, al buon riposo notturno e ad uno stato di benessere psicoemotivonel corso dei decenni di vita. Inoltre, il Cembio può aiutare a raggiungere questi obiettivi attraverso consulenze specialistiche, analisi innovative, terapie e trattamenti al fine di prendersi cura dei fattori di rischio (legati allo stile di vita e non), che incidono sui disturbi cognitivi.

Per informazioni contatta la nostra segreteria e saremo lieti di ascoltare la Tua richiesta.

Riferimenti bibliografici:

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Domande Frequenti

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Domande Frequenti sulla Prevenzione del Declino Cognitivo

In che modo il cortisolo influisce sulla memoria e sulla salute cerebrale?

Il cortisolo, ormone prodotto in risposta a eventi stressogeni, esercita un impatto significativo sull'ippocampo, l'area cerebrale deputata alla memoria. I nostri specialisti sottolineano come un rilascio cronico e sregolato di questo ormone possa inibire la sintesi di molecole neurotrofiche e i processi di riparazione neuronale. Per una valutazione approfondita dello stress biologico, Cembio propone l' analisi neuro-stress.

Qual è il legame tra i disturbi del sonno e il rischio di Alzheimer?

L’insonnia cronica e le apnee ostruttive notturne causano ipossia e alterazioni del sistema nervoso autonomo, interferendo con le funzioni di riparazione del cervello. Queste condizioni aumentano la vulnerabilità alle patologie neurodegenerative. Per approfondire il supporto in questo ambito, è possibile consultare la sezione dedicata a insonnia: benessere e sostegno psicologico.

Esiste una correlazione tra infiammazione cronica e declino cognitivo?

Sì, l'infiammazione persistente influenza la plasticità neuronale attraverso meccanismi epigenetici. Presso Cembio viene analizzata la relazione tra infiammazione cronica e memoria epigenetica per identificare i fattori di rischio e promuovere una prevenzione mirata del decadimento cognitivo.

Quali sono gli effetti degli squilibri ormonali sulla plasticità neuronale?

Gli squilibri tra cortisolo e ormoni regolatori come il DHEA-S possono compromettere la plasticità neuronale, ovvero la capacità del cervello di formare nuove connessioni. Cembio monitora questi equilibri per prevenire l'atrofia di aree critiche come l'ippocampo.

Perché lo stress cronico accelera la progressione della demenza?

Lo stress cronico altera il ritmo circadiano del cortisolo, mantenendone elevati i livelli anche durante il riposo. Questo stato biochimico impedisce i naturali processi di riparazione cerebrale, accelerando il decadimento delle funzioni cognitive e la neuro-degenerazione.

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