Cos’è l’autofagia
Argomenti
Il termine deriva dal greco autós (sé stesso) e phagein (mangiare): letteralmente “mangiare se stessi”. È un processo cellulare conservato evolutivamente attraverso cui la cellula degrada e ricicla i propri componenti danneggiati o in eccesso — organelli disfunzionali, proteine aggregate, patogeni intracellulari — attraverso il sistema lisosomiale.
Yoshinori Ohsumi ha vinto il Nobel per la Medicina 2016 proprio per aver scoperto i meccanismi molecolari dell’autofagia nei lieviti, poi confermati nell’uomo.
I tre tipi principali di autofagia
Macroautofagia
il tipo più studiato. La cellula forma una doppia membrana (fagoforo) che ingloba il materiale da degradare, formando un autofagosoma che poi fonde con il lisosoma. È quella attivata principalmente dal digiuno. Il lisosoma ingloba direttamente piccole porzioni di citoplasma attraverso invaginazioni della propria membrana.
La regolazione molecolare: il ruolo di mTOR
Il principale regolatore dell’autofagia è la chinasi mTOR (mechanistic Target Of Rapamycin):
- mTOR attivo (in presenza di nutrienti, glucosio, aminoacidi, insulina) → inibisce l’autofagia. La cellula è in modalità crescita e anabolismo.
- mTOR inattivo (durante digiuno, carenza di nutrienti, stress) → attiva l’autofagia tramite disinibizione del complesso ULK1, che avvia la formazione del fagoforo.
Parallelamente, AMPK (sensore dell’energia cellulare) si attiva quando il rapporto AMP/ATP sale (cioè quando manca energia) e stimola l’autofagia sia inibendo mTOR che attivando direttamente ULK1.
Digiuno e autofagia, la tempistica
Il digiuno è il trigger fisiologico più potente per l’autofagia:
| Ore di digiuno | Cosa accade |
| 0–12 ore | Glicogeno epatico in esaurimento, insulina in calo |
| 12–16 ore | mTOR si inibisce, autofagia basale si intensifica |
| 16–24 ore | Autofagia significativamente attivata, chetogenesi inizia |
| 24–48 ore | Autofagia massima, pulizia cellulare profonda |
| 48–72 ore | Autofagia intensa, rigenerazione del sistema immunitario |
Il digiuno intermittente 16:8 (16 ore di digiuno, 8 di alimentazione) è la forma minima per raggiungere livelli significativi di autofagia. Il digiuno prolungato (24–72 ore) produce effetti molto più profondi ma richiede supervisione medica.
Il ruolo dell’intestino
L’asse intestino-immunità-virus è un triangolo cruciale:
- La disbiosi intestinale aumenta la permeabilità mucosale, permettendo il passaggio di LPS batterico nel circolo → attiva TLR4 → NF-κB → infiammazione → favorisce riattivazione
- Alcuni virus (EBV, CMV) infettano direttamente le cellule intestinali alterando il microbiota
- Il microbiota sano produce SCFA che mantengono i linfociti Treg e riducono l’infiammazione sistemica, creando un ambiente sfavorevole alla riattivazione
Rischi e controindicazioni
Il digiuno prolungato per attivare l’autofagia non è indicato per tutti:
- Gravidanza e allattamento
- Diabete insulino-dipendente (rischio ipoglicemia)
- Disturbi del comportamento alimentare
- Malnutrizione o cachessia
- Alcune malattie renali o epatiche avanzate
- Uso di farmaci ipoglicemizzanti o anticoagulanti senza supervisione
In sintesi
L’autofagia è il sistema di manutenzione cellulare più potente a disposizione dell’organismo. Il digiuno è lo strumento fisiologico principale per attivarlo. In chiave funzionale, autofagia, immunità, epigenetica e sorveglianza antivirale formano un sistema integrato: quando l’autofagia funziona bene, la cellula è pulita, l’infiammazione è controllata, l’epigenoma è stabile e i virus latenti restano sotto controllo. Quando si inceppa, per eccesso di nutrienti, stress cronico, tossine o invecchiamento, tutto il sistema perde resilienza.
Non aspettare i sintomi, diventa artefice della Tua Salute con il supporto di professionisti della salute del Cembio Studio a Monza, Milano