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E’ ormai scientificamente accettato che oltre ai fattori ambientali, allo stress psicologico, alla sedentarietà, all’utilizzo di farmaci e droghe anche l’alimentazione svolge un ruolo rilevante nello sviluppo dei disturbi a carico del sistema nervoso ed a qualsiasi età. La qualità e la quantità di quello che mangiamo agisce a livello preventivo in quanto sostiene le funzioni cerebrali e le prestazioni cognitive contrastandone il decadimento durante l’invecchiamento. In particolare sono state più volte confermate le associazioni tra un alto consumo di zuccheri raffinati, un’elevata glicemia ed i disordini del sistema nervoso (declino cognitivo, demenza e morbo di Alzheimer). A supporto di tutto ciò si è anche osservato che l’obesità viscerale ed il diabete di tipo II rappresentano un analogo fattore di rischio. I meccanismi alla base di queste associazioni risiedono probabilmente nell’iperglicemia persistente e nella la resistenza all’azione dell’insulina (resistenza insulinica), che possono danneggiare il microcircolo del sistema nervoso centrale causando una riduzione dell’irrorazione e dell’ossigenazione. Altri protagonisti pericolosi sono i grassi saturi e quelli trans. I primi sono contenuti per lo più nei prodotti di origine animale, ma anche in alcuni olii quali quello di palma e di cocco. I secondi, invece, provengono dai processi industriali e sono altamente presenti nei cibi preconfezionati, fritture, piatti pronti e fast-food.

Un altro aspetto si concentra sull’esistenza di un asse fisiologico tra il cervello e l’intestino, il quale è colonizzato da miliardi di microrganismi, che costituiscono il microbiota intestinale. Questi microrganismi sono in grado di sintetizzare numerose neurotrasmettitori e molecole neuroattive, che sembrano esercitare effetti anche a livello del sistema nervoso aprendo, perciò, nuove prospettive cliniche e terapeutiche per i disturbi a carico del sistema nervoso. Il collegamento con l’alimentazione consiste nel fatto che l’equilibrio tra questi microrganismi, definito eubiosi, è strettamente dipendente dall’alimentazione quotidiana.

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Non si può trascurare il fatto che attualmente la maggior parte degli alimenti contengono inquinanti, xenobiotici e molecole tossiche quali i fitofarmaci (pesticidi, erbicidi, anticriptogamici) ed i metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio), che possono incidere nel lungo periodo sulla salute del tessuto nervoso. A titolo di esempio il Glifosato, un erbicida utilizzato nelle colture arboree ed erbacee, ma anche come diserbante in aree destinate ad usi diversi dall’agricoltura, è stato più volte messo in correlazione con un rischio maggiore di malattia di Parkinson e disturbi dello spettro autistico. Gli alimenti provenienti dall’agricoltura intensiva sono una fonte massiccia di inquinanti, che si accumulano soprattutto negli alimenti di origine animale. Per quanto riguarda, invece, la fauna ittica la situazione non è delle migliori, in quanto è malauguratamente contaminata da diossine, che si accumulano soprattutto nei grassi (di cui il cervello è ricchissimo), e da metalli pesanti (soprattutto nei pesci di grossa taglia), come il metilmercurio che è particolarmente tossico per il sistema nervoso.

D’altra parte un’alimentazione ricca di frutta e verdura apporta numerose molecole protettive per il sistema nervoso quali il selenio, il magnesio, le vitamine A, B, C, E, la colina, la betaina e numerosi fitochimici (es. polifenoli) ad azione anti-ossidante. Anche un’introduzione adeguata di acidi grassi omega-3, soprattutto il DHA che è una componente fondamentale delle membrane neuronali, svolge un’importante ruolo preventivo del decadimento cognitivo. Tra i fitocomposti è possibile citare gli antociani (frutti di bosco), i flavonoidi (agrumi), i carotenoidi (mango, pomodori, carote), i glucosinolati (verze, broccoli, cavoli) e l’acido alfa lipoico (spinaci, broccoli, avocado, cereali integrali) ad azione antiossidante e protettiva delle fibre nervose. In aggiunta è stato dimostrato che la curcumina contrasta la deposizione delle placche di beta-amiloide nella malattia di Alzheimer, mentre le catechine del thè verde hanno un’azione antiossidante e neurotrofica.

Per informazioni rivolgersi al Cembio.

Bibliografia essenziale:

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