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Lo sapete che la salute delle nostre cellule dipende dai grassi? Scopriamo il perché.

I grassi contenuti negli alimenti che mangiamo vanno a comporre la membrana delle cellule, che è costituita da un doppio strato di molecole grasse, dette fosfolipidi, in cui sono intercalati colesterolo e proteine. A dispetto di quanto si possa pensare, la membrana biologica non rappresenta solamente una barriera tra l’interno ed esterno, bensì funge da snodo imprescindibile per gli scambi e le interazioni tra la cellula e ciò che ne sta fuori.

Affinché la cellula possa svolgere in modo ottimale le proprie funzioni e comunicare con l’esterno la membrana biologica deve essere sufficientemente fluida ed adattabile.

Ecco il punto di collegamento con l’alimentazione. I fosfolipidi della membrana, infatti, possono contenere nella loro struttura gli acidi grassi del seguente tipo:

  • Grassi saturi: presenti soprattutto nella carne e nei prodotti caseari;
  • Grassi insaturi: contenuti negli olii vegetali, cereali integrali, semi oleosi e nel pesce;
  • Grassi trans: tipici degli alimenti industriali e sono prodotti dai trattamenti termici e dallo stress ossidativo.

L’equilibrio tra queste tipologie di grassi, insieme alla presenza di colesterolo, garantisce una membrana sufficientemente dinamica e flessibile, che facile ed ottimizza il funzionamento cellulare e le interazioni con le molecole esterne. Ciò non riguarda soltanto l’ingresso di nutrienti, ma anche la trasmissione degli opportuni segnali ormonali (es. insulina, ormone della crescita etc.).

La membrana biologica rappresenta il concetto chiave per comprendere i collegamenti esistenti tra l’alimentazione e l’infiammazione.

A riguardo un ruolo cardine è svolto proprio dai grassi, la cui rilevanza nell’ambito della salute è ormai indiscussa. E’ stato dimostrato, infatti, che un eccesso di grassi saturi contribuisce direttamente allo sviluppo delle patologie epatiche, cardiovascolari e neurodegenerative. Ma non finisce qui.

Tra i grassi insaturi ci sono i monoinsaturi, detti anche omega-9, tra cui spicca per importanza l’acido oleico, presente nell’olio di oliva e dalla confermate proprietà protettive a livello cardiovascolare. Inoltre i grassi polinsaturi possono essere a loro volta suddivisi in due classi: gli omega-6 e 3. Al primo gruppo appartiene l’acido arachidonico, che è contenuto per lo più nei grassi animali e da cui si formano potenti sostanze ad azione vaso-costrittiva, bronco-costrittiva, ipertensiva e pro-infiammatoria. Qualora il livello di queste molecole sia in eccesso si pongono le basi per l’esacerbazione dei processi infiammatori e degli squilibri metabolici.

D’altra parte gli omega-3 sono contenuti specialmente nel pesce d’acqua fredda, nelle verdure a foglia verde, in alcuni olii vegetali ed anche negli animali non d’allevamento (selvaggina). Tra questi è possibile citare l’acido alfa linolenico e l’EPA, dal quale si origina il DHA, che è molto abbondante nelle membrane dei neuroni e nella retina. In aggiunta l’EPA ed il DHA producono molecole che mettono un freno ai processi infiammatori, riducono la pressione arteriosa e l’aggregazione delle piastrine, oltre ad intervenire in numerosi altri funzioni. La carenza di grassi omega-3 è particolarmente grave in gravidanza e nei primi mesi di vita del neonato, soprattutto se non è allattato al seno, in quanto il latte materno è ricco di acidi grassi polinsaturi che servono al corretto sviluppo del cervello. In aggiunta un loro deficit può contribuire allo sviluppo di sintomi neurologici, ridotta acuità visiva, lesioni cutanee, ritardi nella crescita, riduzione delle capacità di apprendimento e disturbi di natura infiammatoria.

E’ bene precisare che è scorretto considerare gli omega 6 come “i cattivi” e gli omega 3 come “i buoni”. Ciò che conta veramente è il loro equilibrio.

In merito si stima che il rapporto ottimale tra gli omega 6 e 3 debba essere intorno al 4:1 o persino inferiore. Ebbene, la membrana delle cellule nei paesi occidentali di regola presenta un rapporto superiore a 10:1. Ciò potrebbe essere una spiegazione della notevole diffusione di patologie su base infiammatoria in queste nazioni. Diversi studi, infatti, hanno osservato che un rapporto equilibrato tra i grassi è protettivo nei confronti dello sviluppo di malattie metaboliche, epatiche (steatosi), infiammatorie croniche (es. artrite reumatoide) e neurodegenerative (es. Alzheimer).

Presso il Cembio è possibile approfondire gli ambiti lipidomici, che permettono di valutare il funzionamento cellulare ed impostare un percorso di cura personalizzato.

Bibliografia essenziale:

  • Thorburn AN, et al. Diet, metabolites, and “western-lifestyle” inflammatory diseases. Immunity 2014 40, 833–842;
  • Lee D, et al. Diet in the pathogenesis and treatment of inflammatory bowel diseases. Gastroenterology 148, 1087–1106;
  • Simopoulos AP. An Increase in the Omega-6/Omega-3 Fatty Acid Ratio Increases the Risk for Obesity. 2016 Mar 2;8(3):128;
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  • de la Iglesia R, et al. Dietary Strategies Implicated in the Prevention and Treatment of Metabolic Syndrome. Int J Mol Sci. 2016 Nov 10;17(11).

 

Clicca sul seguente video per approfondire:

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Domande Frequenti

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Qual è la funzione principale dei grassi nella membrana cellulare?

I grassi, in particolare i fosfolipidi e il colesterolo, formano il doppio strato che costituisce la struttura portante della membrana cellulare. Secondo l'analisi condotta presso Cembio, questa non è solo una barriera passiva, ma un dinamico snodo di comunicazione che permette lo scambio di nutrienti e segnali tra l'interno e l'esterno della cellula.

In che modo l’alimentazione influisce sulla qualità della membrana cellulare?

La composizione della membrana riflette direttamente la tipologia di acidi grassi assunti con la dieta. Un apporto bilanciato di grassi saturi, insaturi e polinsaturi garantisce la corretta fluidità e adattabilità biologica, elementi essenziali per la trasmissione dei segnali ormonali e metabolici.

Perché un eccesso di grassi saturi è considerato dannoso per la salute?

Un accumulo eccessivo di grassi saturi nella membrana cellulare può ridurne la dinamicità, contribuendo all'insorgenza di problematiche epatiche, neurodegenerative e cardiovascolari. I nostri specialisti sottolineano l'importanza della prevenzione cardiovascolare per monitorare l'impatto dei lipidi sulla salute arteriosa.

Che ruolo svolgono gli omega-3 nei processi infiammatori?

Gli omega-3, come l'acido alfa linolenico e l'EPA, contrastano l'azione pro-infiammatoria degli omega-6 (acido arachidonico). Questi grassi polinsaturi promuovono la produzione di sostanze protettive, riducendo gli squilibri metabolici e favorendo la risoluzione dell'infiammazione cellulare.

Come influisce la salute della membrana sulla gestione del colesterolo?

Il colesterolo è una componente strutturale fondamentale che regola la rigidità della membrana. Tuttavia, alterazioni del metabolismo lipidico possono essere correlate a disfunzioni endocrine; ad esempio, è noto il legame tra ipotiroidismo e colesterolo alto, che richiede un approccio integrato per ristabilire l'equilibrio cellulare.

Cosa sono i grassi trans e come impattano sulla cellula?

I grassi trans derivano principalmente da processi industriali o stress termici degli oli. La loro integrazione nella membrana cellulare ne altera profondamente la funzionalità, inducendo stress ossidativo e compromettendo la capacità della cellula di rispondere correttamente agli stimoli esterni.

Qual è il legame tra membrana cellulare e trasmissione dei segnali ormonali?

Una membrana fluida e integra è indispensabile affinché i recettori di superficie possano captare ormoni come l'insulina o l'ormone della crescita. In presenza di squilibri lipidici, questa comunicazione si degrada, ponendo le basi per problematiche come l'insulino-resistenza, che trattiamo nel nostro approfondimento sul supporto non farmacologico per il diabete.

Perché è fondamentale mantenere l’equilibrio tra omega-3 e omega-6?

Mentre gli omega-6 sono precursori di molecole pro-infiammatorie e vasocostrittrici, gli omega-3 hanno funzioni opposte. Un eccesso dei primi, comune nelle diete ricche di grassi animali d'allevamento, esacerba i processi infiammatori cronici e altera la dinamica cellulare ottimale.

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